Giardino botanico Esperia

Sull’Appennino modenese, nei pressi di Passo del Lupo e del Lago della Ninfa, ai piedi del monte Cimone, nel Parco del  Frignano, a 1500 metri di quota, è  ubicato il Giardino Esperia.
Realizzato dai Soci del Club Alpino Italiano della Sezione di Modena su territorio del Comune di Sestola, è collocato in una interessante faggeta,  con estensione di circa due ettari, attraversata da sentieri e piccoli corsi d’acqua, dove oltre a splendidi esemplari di faggio “Fagus sylvatica” si  possono osservare altri esemplari di diverse specie arboree.
Percorrendone i sentieri, il giardino consente di ammirare la flora appenninica  nell’ambito dei diversi habitat  naturali: dalla flora palustre e degli ambienti umidi, alle specie tipiche dei pascoli, a quelle delle rupi e degli sfasciumi, dove quella autoctona ha un ruolo di autentica protagonista. Vi sono inoltre le roccere  con le piante montane introdotte provenienti da diverse catene montuose  ed habitat differenti.
Il Giardino Esperia è una struttura museale all’aperto, da visitare, ricca di profumi e colori dedicata a tutti coloro che sono disposti a lasciarsi incantare dai “messaggi silenziosi” della Natura.

 

 

 

Il Giardino Esperia si trova sull’Appennino modenese in località Passo del Lupo.
In auto: raggiungibile con la strada che da Sestola, in Provincia di Modena, passa per Pian del Falco e proseguendo oltre, per quattro chilometri si arriva ad un vasto parcheggio sul lato destro della strada, dove un breve sentiero di c.a. 200 mt. vi porterà al Giardino Esperia.
Per chi ama camminare: percorrendo i sentieri CAI da Sestola: sentiero CAI 451 - da Fanano: sentiero CAI 443 - da Roncoscaglia: sentiero CAI 457 - da Montecreto: sentiero CAI 459 o 461 - da Le Polle: sentiero CAI 475.

Aperto solo in estate: da metà giugno a metà settembre, tutti i giorni escluso il lunedì
Orario: dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 14,00 alle 18,00
Ingesso: offerta libera
Per info: periodo di apertura tel. 0536 61535
Club Alpino Italiano sez. di Modena - tel. 059 826914
www.cai.mo.it - e-mail modena@cai.it

Questa è  la mappa del Giardino: qui potete osservare i percorsi e la collocazione dei vari ambienti.

Passeggiando nei sentieri della faggeta avrete la possibilità  di  imparare a riconoscere le piante con l'aiuto dei cartellini scoprendo cos'è, se si tratta di specie protette, velenose, alimentari o medicinali.

Sopra da sinistra, Hemerocallis  lilio -asphodelus, il Laghetto  con i tritoni e Cypripendium calceolus

Sopra da sinistra, Leontopodium alpinm, Lillium carniolicum, Paeonia  officinalis  e Primula spectabilis

Arrivati al laghetto si possono scorgere i tritoni, che nuotano tra le piante acquatiche , mentre al di sopra della torbiera, nell'area umida montana si possono individuare le piantine carnivore che catturano piccoli insetti, invischiandoli sulle loro foglie. Tra le aiuole invece si possono trovare stelle alpine, gigli e agli, e poi orchidee e primule piuttosto insolite, o splendide centauree, ma anche le sassifraghe, i lupini e profumati  garofanini.

Sopra da sinistra, Aiuole e Roccere e il percorso dei sensi

Nell'area delle aiuole ci sono specie provenienti da diversi Continenti, ma anche molte specie di uso officinale come l'Arcangelica e la Valeriana e piante medicinali che sono  anche velenose, come l'Acconito, la Belladonna e la Digitale.

C'è anche il percorso dei sensi con piante da toccare e da annusare.
Si possono mettere a confronto le piante per area di provenienza, o per ambiente, o per Famiglie e Generi.
Per  esempio, ci sono diverse specie di Daphne: tutte specie protette, che hanno una strategia in comune....

Sopra da sinistra, Daphne merereum, Daphne cneorum e Daphne oleoides

CHE COSA FACCIAMO

Protezione della flora autoctona

Sono molte le specie dell’ambiente montano ad essere a rischio, a causa della riduzione di disponibilità del loro specifico ambiente naturale, o perché vittime di una raccolta indiscriminata.
Proteggere queste specie, nel nostro giardino, vuol dire  che, per esempio, la minuta Pinguicula vulgaris L. (pianta carnivora), avrà, proprio lì, dove naturalmente  si è stabilita, una possibilità in più di rifugiarsi, di continuare a riprodursi e di prosperare in un ambiente protetto ma naturale, adatto alle sue  particolari esigenze.

Divulgazione

La nostra finalità principale è quella divulgativa: vorremmo avvicinare i turisti e gli escursionisti al mondo della botanica. IL complicato mondo verde, a volte
scoraggia gli inesperti, ma la sua complessità può divenire straordinariamente coinvolgente, anche per i più piccoli, attraverso  la  scoperta delle incredibili strategie di sopravvivenza, i trucchi e gli inganni, messi  in  atto dalle piante,  per sopravvivere. Scoprire, per diventare più consapevoli nel piacere di vivere la  natura e di conseguenza imparare a rispettarla proteggerla, preservandola per le generazioni  future.

Coltivazione ex-situ

La coltivazione “fuori sede” è dedicata  solo ad alcune piante, rare e protette, che hanno uno specifico bisogno di essere moltiplicate, per assicurarne, in qualche modo, “una scorta” qualora la situazione dovesse ancora peggiorare. Un esempio è la Genziana Maggiore, che, nell’Appennino Modenese è presente in un'unica stazione, anche se in altre aree dell’ Appennino e sulle Alpi, è molto frequente. Questa specie ha molte difficoltà, non solo perché richiede uno specifico ambiente di  prato pascolo d’alta quota, ma  anche perché la sua enorme produzione di semi, è poco vitale e soprattutto la pianta comincia a fiorire tardi: a circa dieci anni d’età e non tutti gli anni successivi.
E’ una pianta molto longeva: vive fino a sessant’anni ma la sua lentezza ed inefficacia nel riprodursi, sono il suo punto debole: nel caso in cui un esemplare venisse raccolto, sul nostro Gentiana lutea territorio, (pur essendo specie protetta, per legge), quasi certamente, non ci sarebbero, sul posto, nuove giovani piantine  pronte a sostituirlo. All’Esperia cerchiamo quindi di dare una chance in più… alle nuove generazioni!

Piante, mito e poesia: tradizione dell’Esperia!

Nella mitologia, l’Esperia era un giardino meraviglioso, ai confini del Mondo, dove crescevano mele d’oro ( regalo della dea Terra) ed  era curato dalle ninfe Espèridi,  figlie di Notte. Era custodito da un feroce drago dalle cento teste.
Fu  Ercole, nella sua undicesima fatica, ad uccidere il drago e poi a sostenere il peso del mondo sulle sue  spalle, mentre il gigante Atlante entrava nel giardino, per cogliere le mele d’oro.
Ancora oggi, ci sono dei “pomi“ molto speciali, da “cogliere“ in questo giardino… infatti, sin da quando, negli anni 80, il Centro  Erboristico Appenninico Sperimentale, venne trasformato nel “Giardino botanico Esperia”, cominciarono a “spuntare”, come pomi dorati, dei cartellini gialli, ben diversi dai cartellini botanici: si trattava in vero di brevi citazioni poetiche, che sin  da allora, accompagnano gentilmente  la passeggiata dei visitatori nel bosco e tra le aiuole. Come diceva la Sig.ra Zuccoli “E tra gerani nodosi, ginestrelle e valeriane, lasciatevi irretire dalla sottile suggestione dei poeti …”

La storia

L'idea di un Giardino Botanico nacque in seno alla Sezione del C.A.I. di Modena già negli anni “30”, con lo scopo di fare conoscere e salvaguardare e la flora spontanea del nostro Appennino.
Si avviò un progetto che divenne realtà solamente dopo conclusione degli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale.
Fu così che nel 1952, su due ettari di terreno messi a disposizione dal Comune di Sestola a Passo del Lupo, il Consiglio Direttivo del C.A.I., grazie all’azione di alcuni soci appassionati diede vita al C.E.A.S. Centro Erboristico Appenninico Sperimentale, presieduto dal Prof. Francesco Panini, docente dell’Università di Roma, coadiuvato dal Cap. Luigi Messerotti-Benvenuti, esperto erborista. Lo scopo del Centro era quello di conservare la flora più minacciata, ma anche di sperimentare la coltivazione di piante graminacee, foraggere e fruttifere del sottobosco, quale dimostrazione dei vantaggi che si possono conseguire con razionali coltivazioni e raccolte, tendendo al raggiungimento di uno stabile equilibrio tra risorse montane ed esigenze di vita delle popolazioni. Esso operò per oltre un decennio,ma alla scomparsa dei fondatori, seguirono anni di decadenza, e cessò l’attività.
Nel 1980 i coniugi Enzo e Tina Zuccoli ( curatrice fino al 1995), sotto la direzione scientifica della Prof. Daria Marchetti Bertolani , titolare della cattedra dei Botanica dell’Università di Modena, diedero di nuovo vita all’attività del Giardino Esperia, con intenti botanici e didattici .
In quegli anni, il Giardino subì notevoli mutamenti: venne delimitata l’area con la recinzione, vennero sistemati i sentieri e i ruscelli che lo attraversano, fu inoltre creata una zona ampia sistemata ad aiuole e roccere, per ospitare oltre alla flora autoctona anche pinte e fiori delle diverse catene montuose dei Continenti. Ciò fu possibile, attraverso interscambi di semi e materiale germinativo con altri Giardini Botanici ed Istituti Universitari Italiani ed Esteri.
Il Giardino Esperia tuttora in attività , dal 2003 è seguito con competenza e passione dalla dott.ssa Emanuela Vanda, che svolge in concomitanza, anche attività didattica e divulgativa con gruppi di visitatori.
Siamo associati all’ A.I.G.B.A., Associazione Internazionale Giardini Botanici Alpini, che ci consente un confronto e uno scambio di esperienze con altre simili realtà. Inoltre siamo parte del Sistema Museale della Provincia di Modena.
L’importanza che il Giardino ha assunto fino ad ora nel territorio, riguardo alla conoscenza ed alla salvaguardia della flora dell’ambiente montano e alla sensibilizzazione dei turisti nei confronti delle specie vegetali protette e comuni, è dovuta soprattutto al lavoro svolto volontariamente dai soci CAI, di Modena e di Sestola, che hanno rinnovato in tutti questi anni il loro impegno, tramandandosi il testimone in un’ideale staffetta.

Sempervivum  arachnoideum

 Anemone narcissiflora