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Il giardino botanico alpino "Esperia"

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La storia

Già a partire dagli anni '30, in seno alla Sezione Modenese del C.A.I., era nata l'idea di un Giardino Botanico che facesse conoscere e salvaguardasse la flora spontanea nel nostro Appennino ma, soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ne fu possibile la realizzazione su due ettari di terreno messi a disposizione dal Comune di Sestola.
Fu così che, nel 1952, prese vita il Centro Erboristico Appenninico Sperimentale, grazie all'azione appassionata di studiosi e volontari del C.A.I. Modenese ed alla decisione del Consiglio Direttivo della Sezione.
Scopo del Centro era lo studio delle piante officinali, graminacee, foraggere e fruttifere di sottobosco.
A partire dagli anni '70, scomparsi il Direttore Prof. Panini ed il Segretario Cap. Messerotti-Benvenuti, il Centro decadde fino a cessare l'attività. Fu il 1980 l'anno della rinascita quando il Presidente Testoni trovò nei coniugi Tina ed Enzo Zuccoli capacità, competenza e passione.
Il nuovo orientamneto del Giardino, che venne aperto al pubblico, fu di ospitare piante e fiori di diverse catene montuose del mondo e ciò fu possibile dal contatto con altri Giardini Botanici ed Istituti Universitari Italiani ed Esteri. Quindici anni è durata la cosidetta "Gestione Zuccoli" e ora la vecchia passione passa la mano con propositi che sono ancora gli stessi: amore per la natura e volontariato dei Soci al servizio dei visitatori.

Perchè il nome "Esperia"

Il nome "Esperia" proviene dalla mitologia greca. "Esperia" era infatti il nome del Giardino degli Dei, nel quale cresceva l'Albero dei Pomi d'Oro, frutti dell' immortalità.
Il nome, la leggenda, sono in certo modo impegnativi e mai è mancato l'impegno dei Soci, che vi hanno lavorato e di qulli che vi lavorano, affinchè all'Esperia si possa godere di quell'atmosfera di poesia che soltanto chi ascolta in silenzio la Natura riesce a riconoscere.

Le aiuole

Il Giardino Esperia, con le sue aiuole, intende celebrare il mondo, per molti sconosciuto, dei fiori di montagna. Le specie presenti sono state introdotte grazie ad interscambi di semi con Orti Botanici di Università Italiane ed Estere. Cospicua è pertanto la presenza di fiori che tipicamente colorano le alte vette del Globo, raggiungendo veri e propri "record altitudinali".
Al fascino delle piante esotiche (himalayane, tibetane, artiche, africane, nordamericane...) si accompagna l'importante funzione didattica delle piante "nostrane", alpine, ed appenniniche, opportunamente raggruppate secondo il relativo ambiente d'origine, evidenziando comuni "strategie" adattive, spesso stupefacenti. Le ricostruzioni ambientali di maggior interesse sono le roccere alpine, allestite con i famosi "sassi rosa" dolomitici provenienti dal Monte Bondone (Trento). Il sentiero fra le aiuole è predisposto per le visite anche di persone anziane ed è percorribile dalle carrozzelle per disabili.

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