Corso introduzione alla speleologia 2018

Le impressioni degli allievi


Ho deciso di iniziare il corso di Speleologia perché mia zia mi aveva consigliato di provare a frequentare una delle attività proposte dal CAI della Sezione di Modena. Il corso è strutturato con una parte teorica durante la quale io e altri ragazzi abbiamo partecipato a delle lezioni serali nelle quali ci sono stati spiegati i diversi aspetti del mondo della Speleologia, e una parte pratica durante la quale siamo andati nelle grotte.
La prima lezione era introduttiva: ci è stato illustrato il programma del corso e abbiamo iniziato ad imparare le prime cose tra cui cosa mangiare in grotta e come vestirsi. La seconda lezione era in preparazione alla prima uscita: ci hanno fornito l’attrezzatura personale (imbrago, maniglia, pedale, discensore, croll, …) e abbiamo iniziato a prendere confidenza con le manovre di salita e di discesa su corda.
Per la nostra prima uscita ci siamo dovuti spostare vicino a Varese. Il sabato siamo stati nella palestra all’Orrido di Cunardo. Lì abbiamo incontrato degli istruttori di Speleologia che ci avevano già preparato la palestra e abbiamo iniziato a mettere in pratica le manovre base per la salita e la discesa.
La parete di roccia calcarea si affacciava su un dislivello di una quindicina di metri interamente scavato dal torrente che scorreva sotto di noi.
La nostra prima esperienza speleologica è stata abbastanza impegnativa, anche considerando che mentre salivamo e scendevamo eravamo appesi nel vuoto e vedevamo tutto ciò che c’era sotto. Alla sera siamo andati in pizzeria tutti insieme e per dormire siamo stati ospitati a casa di uno degli istruttori conosciuti la mattina stessa. La domenica siamo rimasti in grotta quasi tutta la giornata. L’ingresso della grotta “Via col Vento” si trovava dopo una breve camminata nel bosco. Il primo tratto era molto stretto e abbiamo dovuto strisciare per entrare nella prima saletta.  Una cosa che mi ha colpito mentre aspettavo fuori il mio turno per entrare è stata la differenza di temperatura che si avvertiva con l’avvicinarsi all’ingresso della grotta: fuori faceva freddo, dentro invece l’aria era più calda e molto più umida.
All’interno c’erano sia sale abbastanza grandi sia luoghi stretti. I pozzi che collegavano le diverse sale erano tutti di altezze comprese tra i 5 e i 15 metri, ma all’interno il senso di vertigine era attenuato dalla scarsa luce. Per il pranzo ci siamo fermati prima del pozzo di 20 m che porta ad Acqua Cheta.
Come prima gita si è rivelata piuttosto impegnativa ma, d’altra parte, abbiamo potuto esplorare ambienti totalmente diversi da quelli che siamo abituati a vedere. Il tempo in grotta scorre in modo diverso rispetto a fuori, scandito dalle gocce di acqua, la temperatura è sempre costante e il buio impedisce di vedere bene tutto quello che abbiamo intorno. Da questo punto di vista la cavità si è più rivelata più rassicurante paragonata alla parete di roccia sulla quale ci siamo allenati; in grotta insomma difficilmente si riesce ad avere una corretta concezione delle profondità a causa soprattutto della limitata illuminazione.
In grotta abbiamo potuto osservare concrezionamenti calcaree, molti esempi di fossili imprigionati nelle rocce (ammoniti, trilobiti e bivalvi) e alcuni ragni.
Le lezioni successive sono state quella sul carsismo tenuta dal professore Stefano Lugli dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
Per la seconda uscita ci siamo spostati sull’Altopiano di Asiago incontrando molti altri istruttori di Speleologia che avevano già armato la palestra. Con loro abbiamo imparato alcune manovre più avanzate come la salita e la discesa sui bloccanti, il superamento di un nodo e il pendolo; verso sera ci siamo esercitati in una lezione sui nodi.
La domenica mattina ci hanno portati nella grotta “Buso della Pisatela”, la parte di cavità che poi va ad unirsi al “Buso della Rana” per un totale di 40 km. Essendo l’ingresso della grotta molto stretto, anche in questo caso per alcuni metri abbiamo dovuto strisciare. All’interno c’erano sia sale molto grandi come “Sala dell’Orda” e “Sala delle Mogli”, sia passaggi stretti come l’“Emicranica” in cui siamo stati costretti a procedere a quattro zampe facendo forza con braccia e gambe sulle due pareti opposte.
In questa grotta abbiamo visto ancora una volta concrezioni di calcare, dei laghi sotterranei e i pipistrelli in letargo. Questa seconda esperienza è stata meno faticosa: sapevamo già cosa aspettarsi e avevamo già imparato abbastanza bene tutte le manovre. Con soddisfazione è stato possibile per noi migliorare alcune tecniche di progressione in modo da fare ancora meno fatica.
Le lezioni successive sono state quella sull’idrologia tenuta dal direttore del corso Gian Luigi Mesini e quella di primo soccorso.
Per la nostra ultima uscita siamo andati a Brisighella, nella grotta Fantini. L’ingresso della grotta si trovava in mezzo ad un bosco ricoperto di neve. La grotta è stata forse la più semplice e la meno faticosa delle tre, probabilmente perché avevamo già capito quali fossero le manovre da fare. La novità è stata che la cavità non era stata armata in precedenza: uno degli istruttori che ci accompagnavano è perciò partito per primo e ha preparato tutte le corde in modo che potessimo scendere. Arrivati in fondo abbiamo percorso un cunicolo (la “penitenza”) in cui era necessario strisciare e ,proseguendo ancora. siamo arrivati fino al cunicolo di collegamento con la grotta Garibaldi. Essendo una grotta nei gessi abbiamo trovato, oltre ai concrezionamenti di calcare già visti anche nelle altre grotte, tanti cristalli di gesso.

In conclusione il corso di Speleologia è stata sicuramente un’esperienza faticosa e stancante, ma è stato utile per provare a superare paure come le vertigini o la paura dei luoghi stretti e per imparare come si sono formate le grotte che abbiamo visitato e apprezzarle di più. Inoltre abbiamo avuto l’opportunità di conoscere delle persone che fanno parte del mondo della speleologia da più tempo che ci hanno potuto raccontare le loro esperienze e i loro ricordi di escursioni nelle grotte.

Maria Letizia e Francesco Selmi


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